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LA POLITICA IN COMUNE

di Sandro Medici – 4 ottobre 2016

Assemblea nazionale, Sesto Fiorentino, 8/9 ottobre

Tra contraddizioni e contrasti, incertezze e ripensamenti, congressi annunciati e sospesi e rinviati e chissà se e quando celebrati, le sinistre italiane continuano ad accartocciarsi intorno a se stesse. Faticano a progettare quel nuovo itinerario che dovrebbe rilanciarle, o quanto meno delinearne un connotato certo. Un ruolo politico. Un posizionamento. Oltreché strategie, programmi, contenuti, obiettivi.

   La priorità della battaglia contro la revisione costituzionale è un impegno indiscutibile, e di certo non ci si risparmierà. Ma dopo, subito dopo, soprattutto alla luce del risultato referendario, il rischio è ritrovarsi ancora tra dubbi e irresolutezze, se non peggio.

   Malgrado gli affanni e i tormenti, c’è tuttavia chi in questo clima inconcludente e asfittico prova a offrire spunti interessanti, sollecitazioni critiche, se non proprio risposte compiute. Sono quelle soggettività plurali e non rassegnate che continuano a viversi come portatori sani di sinistra, sebbene non sempre dalla sinistra riconosciuti e incoraggiati. Negli enti locali, nelle città, nei territori, nei posti di lavoro, tra i movimenti, nell’associazionismo.

   Dopo le due assemblee di luglio, il coordinamento delle Città in comune e i promotori della Sinistra di tutt@ hanno organizzato un’assemblea nazionale a Sesto Fiorentino, che si svolgerà l’8 e il 9 ottobre prossimi. Il titolo dell’iniziativa è “La politica in comune”, e un po’ ne dà il senso e l’intento. Far incontrare le pratiche politiche più che i gruppi dirigenti, e così aggirare, se non superare, quei contrasti raggrumati, quei noiosi tatticismi, quei soggettivismi esasperati che sembrano ormai impedire qualsiasi slancio unitario.

   E’ insomma un tentativo per contrastare quel fisiologico risucchio che di fronte alle difficoltà spinge a rinchiudersi nei propri ridotti, a rifugiarsi nelle proprie presunte sicurezze, proprio quando, al contrario, bisognerebbe provare a camminare insieme, costruire insieme.  Per aprirsi all’incontro, all’ascolto, all’accoglienza, all’inclusione.

   Sarebbe del resto ozioso stare qui a stabilire quanto siano convincenti i percorsi, le proposte tratteggiate per risollevarsi dalla sostanziale irrilevanza in cui le sinistre sono precipitate. Così come, altrettanto inutile ritornare tediosamente a lamentarsi di sconfitte, errori, equivoci, ambiguità, recriminando l’un l’altro fino a estenuarsi reciprocamente.

   Siamo a un punto in cui il rischio di sparire dalla scena politica è tutt’altro che vago. Anzi, c’è chi sostiene che sia già così: non c’è più niente, tutti defunti, assassinati o suicidi fa lo stesso. Di sicuro, il combinato disposto della politica italiana ha già escluso la presenza delle sinistre, se non per alcune residuali, laterali e secondarie funzioni.

   In questo tripolarismo italiano che si va progressivamente stabilizzando, non sembra esserci spazio per le forze d’alternativa. O s’accucciano in grembo al partito democratico, renziano o meno che sia, illudendosi di poter comunque distinguersi, o si predispongono a mantenere quel poco di consolidato rimasto, per poi annidarsi in quell’ultimo angoletto disponibile, che non è tuttavia scontato siano in grado di raggiungere. In realtà, ce n’è anche un’altra di possibilità: quella di prendersi un’ingannevole pausa e aspettare che i cinquestelle si sfarinino o che nel Pd crescano gli abbandoni: sempre che ciò accada e che poi prenda la direzione desiderata.

   Ma quel che colpisce nella crisi delle sinistre italiane è che lungo questo declino si sviluppa un’infinità di conflitti, lotte, vertenze, insorgenze e movimentazioni che si oppongono allo stato delle cose, al liberismo dominante che soffoca e opprime. Una galassia di realtà sociali che, malgrado sintonie e affinità, non ritiene (esclude, rinuncia, proprio si rifiuta) di farsi rappresentare. Preferendo viversi essa stessa, in sé e per sé, come protagonista politica. Per presunzione o diffidenza. Per la rassegnazione maturata tra le delusioni. Per la scarsa credibilità degli interlocutori. Per una sfiducia ormai cronicizzata. Per queste e per tante altre ragioni.

   Al punto da creare un doloroso paradosso. Siamo nel pieno di un generoso attivismo militante e nel vuoto delle forme organizzate attraverso cui tale pressione sarebbe necessario incidesse.

   Ed è tremendamente difficile, doloroso misurarsi con questa straziante anomalia.

   Per questa ragione l’assemblea di Sesto Fiorentino, tra differenze e pluralità, è un lungimirante tentativo di far felicemente dialogare e collaborare quelle esperienze che già quotidianamente vivono l’intreccio tra lotta sociale e militanza politica, critica culturale e tensione civica. E che grazie alla tensione unitaria che le anima possono più e meglio indicare come condividere e agire una politica in comune.

 locandina sesto politicaincomune
IL PROGRAMMA DELLE DUE GIORNATE

 

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