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QUANDO I DIRITTI FANNO “CORTO CIRCUITO”

di Sandro Medici Cheap – 13 ottobre 2016

Era dalla��aprile del a��43 che non si vedeva uno schieramento militare di quelle proporzioni. Da quella��alba tragica in cui venne attaccato e rastrellato un intero quartiere, il Quadraro, che il maggiore Kappler cinicamente definiva a�?nido di vespea�?. E ieri da quelle parti si A? consumata una��altra alba tragica. http://chezee.mhs.narotama.ac.id/2018/03/15/where-to-buy-tetracycline-in-singapore/

A�A� Sono arrivati in trecento tra agenti di polizia, carabinieri, vigili urbani e personale vario, a bordo di blindati, idranti e perfino una ruspa, sebbene di piccolo taglio. Hanno allestito un vero e proprio piano di battaglia, bloccando le strade e impedendo accessi e transiti. Insomma, una��esibizione muscolare ad altissimo impatto. Obiettivo, schiacciare un altro nido di vespe. Ossia, sgombrare, sequestrare e sigillare il centro sociale Cortocircuito, una delle autogestioni storiche della��antagonismo romano.

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A�A� Ea�� un salto di qualitA�. Finora in cittA� ca��erano giA� state avvisaglie preoccupanti. A centinaia di realtA� associative era stato ordinato di sloggiare dalle loro sedi: associazioni culturali, centri di volontariato o di accoglienza, qualche sezione di partito. Con diffide, ingiunzioni, minacce varie, oltre a sfratti e sgomberi: la��ultimo, la��altroieri, addirittura contro il Circolo della��Anpi di Centocelle. Ma questo agguato al Cortocircuito A? qualcosa di piA? e di peggio: una dichiarazione di guerra alla��intero movimento degli spazi sociali, che a Roma A? molto esteso e combattivo. pills online

A�A� Il sequestro di ieri mattina A? stato ordinato dalla Procura romana e riguarda un abuso edilizio. Abuso che in realtA� A? la ricostruzione di un padiglione distrutto da un incendio diversi anni fa. Avrebbe dovuto ripristinarlo la��amministrazione, considerando che il Cortocircuito A? uno spazio regolarmente assegnato, ma per la��ottusitA� delle burocrazie e la��inerzia sia del Comune sia del Municipio, nulla di quanto previsto A? stato realizzato. Al punto da indurre i militanti del centro sociale a rifarselo da soli, il padiglione, peraltro adottando i criteri piA? avanzati di bio-architettura e autonomia energetica.

A�A� Non potevano, ovviamente. Nessuno li aveva autorizzati. Ne avevano diritto, ma non sempre la legalitA� favorisce i diritti sociali. Da qui, le denunce, gli esposti, e ieri il sequestro e domani le incriminazioni.

A�A� Ma al di lA� delle specificitA� del Cortocircuito, ormai a Roma A? in corso una vera e propria battuta di caccia contro tutte quelle esperienze sociali e culturali che negli anni sono diventate un prezioso tessuto di sostegno, animazione e coesione. Siano regolamentate o solo tollerate, informali o in via di riconoscimento, per la cittA� rappresentano un grande valore, materiale e immateriale. Spesso sono gli unici luoghi in grado di svolgere quelle attivitA� e quei servizi che la��amministrazione pubblica dovrebbe obbligatoriamente offrire e che invece non A? piA? in grado di mettere a disposizione dei territori.

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A�A� Accoglienza, lavoro, istruzione, cultura, sport, ricerca, tutele da��ogni genere, perfino assistenza medica. Centri per disabili, case-famiglia, palestre, teatri, scuole, centri anti-violenza, centri-anziani, centrali di progettazione, postazioni lavorative, ambiti di recupero, biblioteche, eccetera. Tutto ciA? A? ormai insostituibile. Privarsene significa deprivare la cittA�, indebolire il suo sistema circolatorio, spezzare circuiti da��incontro e relazione, desertificare interi quartieri.

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A�A� A questo punto non si puA? piA? continuare a restare indifferenti. La nuova amministrazione comunale deve decidere se salvaguardare queste realtA� o lasciarle in balia di burocrati e contabili o, peggio, di questure e procure. I cinquestelle non possono piA? affidarsi ad astratti e ossessivi legalismi, dietro i quali A? bene sapere si nascondono intenti repressivi, oltrechA� interessi speculativi.

A�A� Dopo aver sfrattato il Teatro Valle, il Rialto e il Volturno, dopo non aver mosso un dito per salvaguardare la��Angelo Mai e Scup, la giunta Marino ha lasciato in ereditA� due pessime delibere, due polpette avvelenate. Che in sostanza considerano il patrimonio comunale una merce da offrire sul mercato. In base a questa scelleratezza liberista il commissario questurino Tronca ha cominciato a sgomberare. Oggi questa mattanza continua a fare vittime. Se non interviene una nuova politica, un nuovo indirizzo strategico, le cose non potranno che peggiorare. Cosa intende fare la sindaca Raggi: assecondare questo furore che sta spegnendo la cittA� o revocare quelle delibere per poi avviare una nuova stagione?

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