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UNA SCONFITTA CHE RIVELA LA NATURA DI QUESTA EUROPA

di Marco Bersani – 22 luglio 2015

Una netta scon­fitta, senza se e senza ma. Chiun­que abbia soste­nuto con pas­sione, empa­tia, soli­da­rietà e inten­sità la duris­sima lotta del popolo greco e del governo di Siryza di fronte all’oligarchia che detta legge nell’Unione euro­pea credo debba con altret­tanto corag­gio, ama­rezza e rab­bia pren­derne atto. È anche l’unico modo per ripar­tire con nuove consapevolezze.

Il «memo­ran­dum» — di que­sto si tratta — è una nuova pesan­tis­sima gab­bia alla sovra­nità del popolo greco, non­ché la pro­se­cu­zione del mas­sa­cro sociale di un popolo stre­mato, ma mai domo, di cui si è voluta col­pire la dignità, dimen­sione non mone­tiz­za­bile, sco­no­sciuta e per­tanto temuta dai tec­no­crati europei.

Occorre guar­dare in fac­cia alla realtà: il cosid­detto accordo pre­vede un avanzo di bilan­cio del 3,5% cre­scente in un paese che ha visto il suo Pil crol­lare del 25% in cin­que anni (l’equivalente del crollo del Pil della Ger­ma­nia durante la seconda guerra mon­diale); il ritiro delle leggi per l’occupazione appro­vate e la totale libe­ra­liz­za­zione del mer­cato del lavoro, con la pos­si­bi­lità dei licen­zia­menti col­let­tivi; la costi­tu­zio­na­liz­za­zione del fiscal com­pact e del pareg­gio di bilan­cio, l’aumento dell’Iva e il taglio delle pen­sioni, l’incredibile messa a garan­zia di 50 miliardi di beni pub­blici da pri­va­tiz­zare (i cui primi 25 miliardi andranno diret­ta­mente alle ban­che e i secondi ver­ranno divisi tra ridu­zione del debito pub­blico e investimenti).

Il tutto con il rien­tro a pieno titolo della Troika che det­terà l’agenda legi­sla­tiva del governo greco e l’esclusione netta di ogni ipo­tesi di taglio nomi­nale del debito, unica pos­si­bi­lità di allen­tare il nodo scor­soio che strozza — e con­ti­nuerà a stroz­zare– il popolo greco.

L’accordo è incom­men­su­ra­bil­mente peg­giore di quello pro­po­sto dal pre­si­dente della Com­mis­sione euro­pea Junc­ker e giu­sta­mente respinto dal popolo greco nel refe­ren­dum. «Not with tanks, but with banks» (Non con i carri armati, ma con le ban­che), così dicono giu­sta­mente in Gre­cia per indi­care quello che è stato un vero colpo di stato e che disvela, forse per la prima volta in maniera così netta, la natura dell’attuale Ue.

Un’Unione che non solo è ade­mo­cra­tica, ma con­si­dera come nemico asso­luto la demo­cra­zia: la parola data al popolo greco da parte del governo di Siryza è stata con­si­de­rata un’intollerabile pro­vo­ca­zione a cui rispon­dere con la ven­detta più feroce pos­si­bile. Un’Unione euro­pea che ha fatto degli inte­ressi dei grandi capi­tali finan­ziari e del loro biso­gno di espan­dersi sull’economia, la società, la natura, mer­ci­fi­cando l’intera vita delle per­sone, il vero timone della pro­pria poli­tica, costruita trat­tato dopo trat­tato e ali­men­tata con la trappola-shock del debito pub­blico per sog­gio­gare le popo­la­zioni attra­verso l’austerità. Un’Unione euro­pea che si pre­para a cri­stal­liz­zare que­ste poli­ti­che ren­den­dole «ogget­tive» e «indi­scu­ti­bili» attra­verso il Ttip, il trat­tato fina­liz­zato a rea­liz­zare l’area di libero com­mer­cio più grande del pia­neta al com­pleto ser­vi­zio delle mul­ti­na­zio­nali euro­pee e statunitensi.

Anche su que­sto occorre un nuovo corag­gio: un’Unione euro­pea che ali­menta una guerra mili­tare den­tro i pro­pri con­fini, che non rie­sce a dare una rispo­sta di civiltà a 75 migranti appesi da più di un mese ad una sco­gliera a Ven­ti­mi­glia, che risponde con la dit­ta­tura finan­zia­ria ad un popolo che riven­dica dignità è un’Unione irriformabile.

Non si tratta banal­mente di rispol­ve­rare il tema euro/no euro (a mio avviso un’arma di distra­zione di massa), né di dimen­ti­care l’orizzonte euro­peo come dimen­sione poli­tica, sociale e cul­tu­rale: si tratta di dire a chiare let­tere che, pro­prio per con­qui­stare quella dimen­sione, que­sta Unione euro­pea va com­bat­tuta alle radici, aprendo una bat­ta­glia diretta per il ripu­dio del trat­tato di Maa­stri­cht e suc­ces­sivi, per l’abolizione del debito e per un nuovo pro­cesso costi­tuente euro­peo, par­tendo non più dall’«Europa dei popoli» ma dai «popoli dell’Europa». Una bat­ta­glia che non può avere scor­cia­toie sovra­ni­ste e/o nazio­na­li­ste, ma che deve inve­stire l’intera dimen­sione con­ti­nen­tale, pre­fig­gen­dosi da subito l’obiettivo di defi­nan­zia­riz­zare la società, riven­di­cando, con­tro chi parla di pareg­gio di bilan­cio finan­zia­rio, la prio­rità del pareg­gio di bilan­cio sociale e ambien­tale, con­tro chi parla di defi­cit della bilan­cia com­mer­ciale, la prio­rità della chiu­sura del defi­cit di diritti in cui vive la mag­gio­ranza delle popo­la­zioni. E pre­ten­dendo da subito demo­cra­zia. A par­tire dal popolo greco, cui credo vada ridata subito la parola sul pro­prio futuro.

da il manifesto del 16 luglio 2015

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