L'Altra Europa con Tsipras

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Autore Messaggio
MessaggioInviato: 25/02/2015, 20:34 
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Centinaia di iscritti pronti a firmare subito un documento che accusa il partito e restituire la tessera. E' la reazione all'arrivo sul carro del "renzismo" di 5 tra ex cuffariani e ex lombardiani
Lo descrivono come un “siluro’’ diretto all’operato del sottosegretario Davide Faraone che appena tre giorni fa, a braccetto con il leader regionale Fausto Raciti, ha accolto nel Pd siciliano i deputati di Articolo 4: un quintetto di ex cuffariani ed ex lombardiani che non vedevano l’ora di saltare sul carro vincente del “renzismo”. E’ il documento “carbonaro” che circola in gran segreto tra i civatiani e i cuperliani di Sicilia e che in queste ore passa di mano in mano tra gli iscritti di Trapani e Ragusa, di Enna e Catania, fucine del malcontento isolano. Due pagine di critica radicale a quel Pd “consegnatosi direttamente al centrodestra’’, che almeno 500 iscritti sarebbero pronti a firmare subito, con l’intenzione di restituire la tessera di quello che descrivono come il partito “dei pochi, dei potenti e dei faccendieri” e ormai diventato “la negazione totale della storia e dei nostri valori’’.

L’obiettivo? Tutto è ancora top secret, ma da un capo all’altro della Sicilia vengono segnalate grandi manovre per lo “strappo’’ che porterebbe alla costruzione di un nuovo “cartello’’ della sinistra che aggreghi i fuorusciti del Pd ai superstiti di Sel, agli ex del M5s e a pezzi della Fiom. Con la benedizione di Leoluca Orlando, alla guida di Anci Sicilia, indicato come uno dei tessitori silenziosi della trama, che avrebbe l’intenzione – neanche tanto segreta – di succedere a Rosario Crocetta sulla poltrona di governatore di Sicilia.

Sarà l’effetto Tsipras, sarà l’onda lunga di Podemos, ma le prove tecniche per il nuovo partito della sinistra, che da mesi lo stesso Pippo Civati vaticina, soffiando sui venti della scissione, sono in piena fase operativa in Sicilia, eterno laboratorio politico nazionale. Non è un caso che l’ideazione del documento dei 500 coincida con le dichiarazioni del leader della Fiom Maurizio Landini che, tra smentite e precisazioni, ha apertamente auspicato la nascita di un nuovo polo a sinistra del Pd.

Ma chi sono gli scissionisti pronti a lasciare il Pd siciliano accusato di essere un partito-macedonia? C’è Danilo Festa, consigliere comunale di Motta Sant’Anastasia (Catania), candidato a sindaco dal Pd del suo comune, ma stoppato dai quadri provinciali. C’è Nicola Manoli, consigliere comunale di Regalbuto (Enna), e ci sono Sabrina Rocca, Danilo Orlando e Lillo Fede, tutti di Trapani. Sono decine di amministratori locali, quadri di partito, e centinaia di semplici tesserati, stanchi di un Pd che ora, dicono, “ha bisogno di tornare all’anno zero’’.

Alla guida della “fronda’’, la ragusana Valentina Spata, referente di Civati in Sicilia, che aveva spaccato il partito già alle amministrative iblee, quando aveva pubblicamente annunciato l’appoggio al pentastellato Federico Piccitto. “Il Pd non è più il partito che ho contribuito a costituire’’, dice ora Spata, “è ormai una sigla unica dove si riparano gli stessi personaggi che hanno amministrato il potere con Cuffaro e Lombardo: non è più una questione morale, ma è una questione di dignità’’.

A far da pontieri per il nuovo cantiere siciliano della sinistra, i vendoliani di Sel che già in passato con il deputato Erasmo Palazzotto avevano messo in campo diverse iniziative in comune con il M5s: “L’ultima campagna acquisti – dice Palazzotto – dimostra che il gattopardismo è la cifra dell’evoluzione del partito di Renzi”. A mettere d’accordo i fuggiaschi del Pd con Sel e con i “grillini’’, sono essenzialmente tre temi: la lotta al Jobs Act, che per Landini il premier avrebbe scritto “sotto dettatura di Confindustria’’; la vicenda del Muos, la centrale radar statunitense di Niscemi; e infine la questione dell’acqua pubblica. A quattro anni dal referendum che ha sancito il passaggio delle reti idriche ai comuni, la volontà popolare non si è mai tradotta in legge. Proprio di recente, Orlando ha twittato: “Se la Regione non si muoverà entro marzo, Anci Sicilia scenderà in piazza’’. Non è una chiamata alle armi, ma poco ci manca.

di Giuseppe Pipitone e Sandra Rizza

Da Il Fatto Quotidiano del 25 febbraio 2015


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MessaggioInviato: 26/02/2015, 20:41 
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“Un nuovo inizio, si fa politica anche senza partito”
(Salvatore Cannavò).
26/02/2015 di triskel182

L’intervista Stefano Rodotà.

Stefano Rodotà ha seguito con interesse la polemica nata attorno alle proposte di Maurizio Landini.

Il termine “coalizione sociale” è di suo conio e qualche settimana fa, proprio con Il Fatto, aveva spiegato il senso della proposta.

Dopo il clamore suscitato dall’intervista del segretario Fiom, torna sull’argomento.

Le sembra che quella lanciata da Landini sia una proposta politica? Assolutamente sì. Anche perché, questa “coalizione sociale”, che io stesso avevo proposto, è una formula che aiuta a fare chiarezza.

Non si possono ripercorrere le vie del passato, quelle fallimentari della lista Arcobaleno, della lista Ingroia o, su altri piani, della lista Tsipras.


Il chiarimento migliore mi pare che sia venuto da Sergio Cofferati nell’intervista di ieri al Fatto. Cosa l’ha convinta di quella intervista?

Tre elementi.

Primo: dobbiamo guardare fuori dall’Italia ma né Podemos né Syriza sono modelli che possiamo importare.


Secondo, il problema principale è individuare i temi e i princìpi dai quali partire per un lavoro comune.

Il terzo passaggio messo in evidenza da Cofferati è che solo fatti questi primi due passi si può individuare il tema della rappresentanza e poi anche quello del leader.

Fuori dai partiti, dunque?
Non ho in mente un movimentismo al quadrato. Ma la coalizione sociale significa in primo luogo riconoscere quel lavoro consolidato e forte di molti soggetti che esiste già da diverso tempo e che è stato già vincente.

Esempi?

Quando si fa riferimento a Luigi Ciotti si fa riferimento a un’esperienza, Libera, che anche con campagne come Miseria Ladra ha determinato un grande lavoro comune.

Quando si fa riferimento al lavoro di Gino Strada, si fa riferimento a laboratori che già operano anche in Italia.

Terzo caso possibile, i comitati per l’acqua e i beni comuni sono i più vincenti di tutti con il risultato del referendum.

E la Fiom?
In questo progetto la Fiom è un aggregatore che ha fatto una delle lotte più importanti per veder riconosciuti dei diritti. La sentenza della Corte costituzionale che l’ha riammessa nelle fabbriche del gruppo Fiat ha anticipato di sei mesi la sentenza che ha dichiarato illegittimo il “porcellum”.

Entrambe quelle sentenze dicevano che non si può negare la rappresentanza ai lavoratori o ai cittadini.


Ma a Landini si rimprovera di voler fare un partito, anche se ha sempre chiarito.
Si tratta di un altro equivoco. Quando Landini dice che fa politica ma che non fa un partito, dice qualcosa che la cultura debole di questo periodo ha perduto: la politica non si chiude tutta dentro i partiti.

Oggi c’è una società in cui i partiti sono diventati oligarchia e hanno espropriato i cittadini.


Conferma quel giudizio di “zavorra” che diede dei partiti alla sinistra del Pd?

Qui ci sono due equivoci che vanno evitati. Il primo è ragionare in termini di ‘spazio a sinistra del Pd’.

Il Pd prova a ribadire, spasmodicamente, che sta realizzando cose di sinistra ma si tratta di una excusatio non petita.

Sulla base di provvedimenti come il Jobs Act o la responsabilità civile dei giudici ne viene fuori una grande restaurazione di centro. Più che uno spazio ‘a sinistra’, oggi ci sono una serie di principi e diritti che non trovano copertura politica.

E l’altro equivoco?

Riguarda il mondo della politica organizzata: qui siamo di fronte o a un problema di sopravvivenza (Prc e Sel) o a un problema di appartenenza (minoranza Pd).

Noi invece abbiamo bisogno di un nuovo inizio. Non possiamo portarci dietro tutto quello che c’è stato nell’ambito della sinistra.


Lei è critico anche con la lista Tsipras?

È stata una buona occasione che non doveva essere perduta. Ma oggi abbiamo bisogno di una chiara discontinuità. Quello che lega le formazioni politiche esistenti non mi sembra adeguato alla situazione nuova.


Quali saranno i primi passi di questa coalizione?

È necessario che i diversi soggetti proponenti concordino un cammino che richiederà forme di contatto permanente, con la Costituzione come bussola ma calata nella lotta politica attuale.


E come porsi di fronte alle elezioni?

In questi anni diverse esperienze, penso a quella di Alba, sono state travolte dalle elezioni.

Solo quando sarà maturato qualcosa di importante si può accettare di non tirarsi indietro.

Quali sono le cose concrete da fare?
Un lavoro comune potrebbe essere quello della legge di iniziativa popolare di modifica dell’articolo 81 che prevede il pareggio di bilancio.

E che tempi immagina?

Ragionevolmente brevi.

Da Il Fatto Quotidiano del 26/02/2015

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Non mi convince, per governare il paese bisogna essere in Parlamento e nel governo e allora una nuova forza politica deve presentarsi




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MessaggioInviato: 16/04/2015, 17:33 
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A Roma il 18 e 19 aprile parteciperanno i delegati provinciali eletti nelle assemblee a cui hanno partecipato
coloro che hanno dato l'adesione entro il 31 marzo a "Siamo ad un bivio"
Dovremo discutere delle tappe, modalità e contenuti di quel processo costituente rispetto al quale abbiamo detto che vogliamo metterci al servizio, per contribuire alla nascita anche in Italia di un soggetto politico ampio, credibile, innovativo, determinato a contendere la guida del Paese a chi ne sta al contrario preparando l’invivibilità. Un soggetto che dovrà essere infinitamente più ampio, coinvolgere parti di società e di militanza politica più estese e plurali, rimettere in movimento strati di popolazione e di elettorato disillusi, conquistare strati sociali e persone oggi anche molto lontani da noi.
Sapendo, nel contempo, che – come abbiamo detto – “non c’è più tempo”. Che il tempo è ora.


Nel frattempo leggo che "Rousseau": "Sarà il sistema operativo del Movimento 5 Stelle" e ha l'obiettivo di offrire servizi a eletti e iscritti: per votare, condividere, promuovere iniziative attraverso la Rete".
Questo è il suo punto di forza..

Speriamo che al più presto anche questo nuovo soggetto politico della sinistra si avvalga della possibilità di dare agli iscritti questi strumenti di partecipazione.
Diversamente come si intende far partecipare gli iscritti ? quindi non solo parole, ma fatti.



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MessaggioInviato: 17/04/2015, 21:39 
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SABATO 18 DALLE 10.00 ALLE 21.00
E DOMENICA 19 DALLE 9.30 ALLE 14.30

CENTRO "ROMA EVENTI" VIA ALIBERT 5 (METRO A - PIAZZA DI SPAGNA)

L'ASSEMBLEA E' APERTA A TUTTI !


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MessaggioInviato: 08/05/2015, 16:48 
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L'Altra Europa con Tsipras, sito ufficiale, perché non utilizza questo Forum ?

Quale partecipazione è possibile se non vi è ascolto da parte del Comitato eletto nell'ultima assemblea ?

Civati si è dimesso dal PD , spero non si continui a fare tanti partitini, gli elettori di sinistra sono stanchi di aspettare , vogliono un soggetto forte, che con l'Unità della sinistra diventi il protagonista della politica
pronto a governare un' Italia fondata sul lavoro come dice la nostra Costituziione.

Partecipazione è comunicazione tra base e vertici , siamo pronti ?


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MessaggioInviato: 12/05/2015, 13:39 
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e INTANTO

Barbara Spinelli, addio a lista Tsipras un anno dopo il voto: “Progetto fallito”


A meno di un anno dall'elezione, l'annuncio del’europarlamentare. Resterà come indipendente nel gruppo Sinistra Unitaria Europea-Ngl. "Idea nata per superare frammentazione e coinvolgere anche elettori non di sinistra, ma i risultati non sono stati all'altezza". Nessuna adesione a soggetti politici italiani, ma "alle regionali appoggerò chi lotta contro il Partito della nazione"
di F. Q. | 11 maggio 2015


Un anno dopo l’elezione, Barbara Spinelli lascia dalla lista l’Altra Europa con Tsipras. L’europarlamentare intende però restare a Bruxelles come indipendente nel gruppo Sinistra Unitaria Europea-Ngl. “Non intendo contribuire in alcun modo a un’ennesima atomizzazione della sinistra fondando o promuovendo un’ulteriore frazione politica” afferma la giornalista e scrittrice, precisando che “in Italia non entrerò in nessun gruppo, se eccettuo la mia militanza nell’associazione Libertà e Giustizia”. E annunciando che si concentrerà “sulle attività parlamentari europee con attenzione particolare a quello che succede in Italia e in Grecia”.

La lettera mette fine a un rapporto tormentato fin dall’inizio. Barbara Spinelli annunciò la propria candidatura di bandiera per tirare la volata alla lista ispirata al leader della sinistra greca, affermando che in caso di elezione avrebbe rinunciato al seggio. Dopo il voto, però, cambiò idea e parlò di “pressioni” da parte dei suoi elettori perché affrontasse davvero l’avventura di Bruxelles. Ne nacque un caso e il candidato di Sel Marco Furfaro, che le sarebbe subentrato, restò fuori dall’Europarlamento.

L’Altra Europa, continua Spinelli, “nacque come progetto di superamento dei piccoli partiti di sinistra; come conquista di un elettorato deluso sia dal Pd e dal M5S sia dal voto stesso, dunque un elettorato non esclusivamente ‘di sinistra’. Ritengo che L’Altra Europa non sia oggi all’altezza di quel progetto: è quanto ho sostenuto assieme a molti ex garanti e militanti della Lista, in una lettera aperta di dissenso indirizzata il 18 aprile a chi la dirige”.

L’europarlamentare si dice convinta che “l’Unione e l’eurozona vinceranno o si perderanno politicamente, a seconda di come sarà affrontata la ‘questione greca’. Proseguirò le battaglie fatte in questo primo anno di legislatura in difesa dei diritti fondamentali, a cominciare dalla questione migranti. In Italia, continuerò a combattere le grandi intese, l’idea di un “Partito della Nazione”, l’ortodossia delle riforme strutturali, la decostituzionalizzazione della nostra democrazia. Nelle prossime regionali appoggerò tutti coloro che sono davvero e sino in fondo impegnati in questa battaglia”.



La vox populi va letta tutta su:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/05 ... a/1673212/


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MessaggioInviato: 26/05/2015, 19:25 
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“Possibile”, Pippo Civati lancia il nuovo progetto a sinistra: “Puntiamo a governo”

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Il deputato dopo l'addio al Partito democratico ha deciso di presentare una nuova formazione politica che possa essere punto di riferimento per l'Italia dei movimenti dal basso: "Soggetto nuovo e innovativo"

di F. Q. | 26 maggio 2015


“Possibile”: un po’ come il partito spagnolo “Podemos“, un po’ come il “Si può fare” del Pd di Veltroni, ma un’altra cosa. E poi un tondo rosa con il segno dell'”uguale” al centro, un po’ un mix di arancione e viola che ricorda le battaglie dei movimenti degli ultimi anni, un po’ come il rosso di una “sinistra sinistra”, ma ancora una volta un’altra cosa. Pippo Civati dopo l’uscita dal Partito democratico ha deciso di lanciare la sua nuova formazione politica che sarà presentata dopo le elezioni Regionali e soprattutto dopo la prova di Luca Pastorino, candidato civatiano in Liguria. Per il momento c’è solo un nome e qualche logo, poi bisognerà pensare al programma e a chi salirà sulla nave.

“A giugno dopo le regionali presenteremo un soggetto politico nuovo e fortemente innovativo”, scrive il deputato in una nota che conferma quanto dichiarato al Corriere della Sera, “orizzontale come una rete e dinamico come un movimento, che non è la trasposizione di modelli stranieri ma sfida i vecchi partiti italiani sul campo della rappresentanza e della partecipazione”.

Obiettivo secondo Civati è quello di unire un’Italia dei movimenti del basso che non si riconosce nella classe dirigente attuale e che va da Sinistra ecologia e libertà (“Interlocutore naturale”) agli ambientalisti. Ma soprattutto l’obiettivo è arrivare a Palazzo Chigi, come ha detto al Corriere: “Ci si presenta per governare il Paese, non per fare testimonianza”. E poi nella nota aggiunge: “Questo nuovo soggetto che spiegheremo con calma, lo mettiamo a disposizione di tutti coloro – singoli cittadini e formazioni organizzate già esistenti – che sono interessati a condividere con noi un modello di lavoro completamente nuovo, che mira a formare una classe dirigente davvero competente e libera, e che si candida a governare il Paese, non certo a fare testimonianza. Possibile non è uno strappo, è una sfida rivolta a noi stessi e ad altri compagni di strada”.

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Civati si muove e L'Altra Europa con Tsipras tace ?


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