OVADIA SPINELLI

L’ALTRA EUROPA CHE VORREMMO – INTERVISTA A BARBARA SPINELLI

di Manuela Caserta perA�L’EspressoA�- 18 marzo 2014

Ca��A? un video che rimbalza in rete nelle ultime ore, a�?Quelli che litigano per Tsipras: ma i leninisti curdi non sono in listaa�?A�https://www.youtube.com/watch?v=nkNcHPS3a��)A�che si prendeA�ironicamenteA�gioco delle critiche mosse negli ultimi giorni, su stampa e social network, da autorevoli influencer e giornalisti di calibro come Michele Serra o Vittorio Zucconi, in merito alle polemiche sorte intorno alle candidature della listaA�La��Altra Europa.

Nelle ultime settimane ci sono state alcune rinunce, e anche una lapidaria scomunica dei comunisti italiani per il mancato inserimento nella lista di suoi referenti. Intanto, un sondaggio IxA? sulle intenzioni di voto, vede La��Altra Europa inA�crescita, al quarto posto dopo PD, Forza Italia e Movimento 5 Stelle, e la raccolta firme sta decollando. La lista A? composta anche da molti giovani competenti, e se si guarda ai contenuti finora quello di Tsipras, A? la��unico programma veramente rivoluzionario contro le politiche diA�austerityA�applicate dalla��Europa. Politiche che la Merkel ha di fatto ribadito anche nella��ultimo incontro con il nostro giovane premier.

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PerchA� un giovane al suo primo voto per le Europee, dovrebbe scegliere La��Altra Europa di Tsipras? BarbaraSpinelli, scrittrice ed editorialista di Repubblica, fautrice e principale riferimento del gruppo di intellettuali che gravitano intorno al manifesto Tsipras, spiega qui la sua visione di Europa, esplicando alcuni dei punti principali del programma

PerchA� A? importante sostenere Tsipras alle prossime elezioni europee?

A? importante perchA� A? la��unica lista che propone una��alternativa alle politiche che si stanno facendo da anni, e alla paralisi che regna nella��Unione da quando i capi di governo hanno fatto nascere la��euro, dimenticandosi per strada la��unione effettiva e i piani di sostegno reciproco che avrebbero dovuto puntellarlo. Dimenticandosi, anche, di garantire alla Banca centrale europea non solo la��autonomiaA�dai governi, ma anche il potere di divenireA�prestatore di ultima istanza,A�come avviene negli Stati Uniti o in Inghilterra, e di favorire la nuova ripresa sostenibile, ecologicamente sana, di cui il nostro continente ha oggi disperato bisogno. In realtA� siamo davanti a due forti correnti che sembrano antagoniste, sembrano combattersi la��un la��altra, ma sono in realtA�A�profondamente complici.

La prima corrente A? grosso modo contenta di come le cose stanno in Europa, anche se A? consapevole che alcuni aggiustamenti sono necessari:A�la��unione bancaria, il Fondo salva-Stati, lo stesso Trattato di Lisbona furono tentativi di compiere piccoli progressi. Progressi che si sono rivelati completamente insufficienti. La��epoca dei A�piccoli progressiA�, del cosiddetto gradualismo, A? finita e urge prenderne atto e dirlo a voce alta. La seconda corrente A? stanca della��Europa, in parte perchA� disillusa e indignata, in parte perchA� mai A? stata convinta che la��unificazione del continente, e la diminuzione dei poteri sovrani dei suoi Stati, fossero una cosa auspicabile. Non A? priva di sogni e speranze di cambiamento, questa seconda corrente, ma sia il sogno che il cambiamento sono del tuttoA�illusori: giA� dal dopoguerra, e piA? che mai oggi in un mondo globalizzato, i classici Stati-nazione hanno perso la propria sovranitA�. Propugnare il ritorno alla vecchia sovranitA� significa fingersi re di piccoli staterelli e mettersi, nel fatti, in mano ai mercati internazionali.

Ambedue le forze sono fondamentalmente conservatrici. La via della lista Tsipras punta a salvare la��idea di Europa a��A�cioA? di una potenza superiore agli Stati che la compongono, in grado di restituire loro la sovranitA� che hanno perdutoA�a��A�maA�cambiando la��Unione in modo radicale, facendo capire che i cittadini vogliono rivoluzionarla addirittura. La��Europa deve darsi finalmente unaA�Costituzione, che sia scritta dai popoli e dunque dal Parlamento europeo. Deve mettere insieme risorse finanziarie sufficienti per avviare un Piano Marshall di ripresa che sia fondato sulla solidarietA� piena tra gli Stati piA? deboli e quelli piA? forti. Il sindacato tedesco (DGB) lo propone da tempo. Alexis Tsipras la��ha fatto proprio.

Infine la��euro: se non funziona A? perchA� manca, a suo fianco, unA�governo europeoA�forte, non dominato da questo o quello Stato ma indipendente dagli Stati in modo da non privilegiarne o svantaggiarne nessuno. E non funziona, la��euro, perchA� manca un controllo democratico su quel che si fa in nome della��Unione. Il che vuol dire: un Parlamento europeo che legiferi davvero, che sia ascoltato, e che acquisisca anche potere impositivo. La tassa sulle transazioni finanziarie e quella sulle emissioni di anidride carbonica (carbon tax) dovrebbero essere di sua competenza, in una��Europa veramente federale. Dalla crisi delle economie nazionali e della moneta unica si esce insomma conA�piA? Europa, cambiata alle radici.

lozol generic Secondo il Trattato di Lisbona con il 2014 A? entrato in vigore il metodo decisionale della doppia maggioranza, cosa cambia negli equilibri di potere?

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QuelA� che A? mutato con ilA�Trattato di LisbonaA�non A? (se non in misura modesta) il peso relativo dei singoli Stati membri nelle votazioni a maggioranza del Consiglio dei Ministri (per il Consiglio europeo vale tuttora la regola del cosiddetto a�?consensoa�?, che include il potere di veto se ca��A? un dissenziente) ma piuttosto il principio per ilA� quale si valuta la popolazione europea. Oltre al sA� di un numero di governi pari ad almeno il 55%A� degli stati membri, si considera la popolazione complessiva della��Unione, cioA? occorre che i 16 governi rappresentinoA� una popolazione di almeno il 65% della popolazione intera della��Unione: il che significa considerare la popolazione della��Unione come un tutto, potenzialmente comeA�un solo popolo. A? un punto di principio rilevante. Inoltre la minoranza di blocco dovrA� comprendere almeno quattro governi.

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Cosa hanno prodotto in Grecia le misure di austerity imposte dalla��Europa?

Hanno prodotto una caduta nellaA�povertA�A�spaventosa. Un numero sempre piA? grande di cittadini greci ha passato la��inverno senza elettricitA�. Mancano i medicinali, o costano troppo. Sono aumentati i suicidi. La mortalitA� infantile A? cresciuta del 45 per cento, come confermato dalla prestigiosa rivista medicaA�Lancet. Ma soprattutto, le politiche di austeritA� hanno prodotto una��Unione che non possiamo onestamente piA? chiamare tale: oggi, se la guardiamo da vicino, A? di unaA�Dis-UnioneA�che dobbiamo parlare. Non ca��A? solo quello che chiamano, un poa�� fatuamente e mescolando insoddisfazioni e rifiuti manifestati dai cittadini, euroscetticismo.Ca��A? una profonda ostilitA�A�fra i popoliA�di quella che una volta, molto piA? ambiziosamente, si denominavaA�ComunitA�. OstilitA� di molti cittadini del Sud verso i tedeschi, e ostilitA� dei tedeschi verso paesi che spregiativamente vengono battezzati A�periferieA�.

Questa crisi ha prodotto numerosi euroscettici che si chiedono perchA� non possiamo fare come la Gran Bretagna che grazie ad alcuneA�a�?clausole di esclusionea�?A�sui trattati, riesce a mantenere un margine di autonomia sulle politiche economiche. Come spiegare loro che ci vuole piA? Europa e non meno Europa?

Non A? vero che riescono a mantenere margini di autonomia. Sono solo direttamente dipendenti dai mercati internazionali. Non dispongono della protezione, delle garanzie, che la��Unione europea puA? offrire, per arginare gli effetti negativi della globalizzazione. La Gran Bretagna, grazie anche alla politica diA�Tony Blair, consistente in una completa subordinazione agli Stati Uniti, conta sempre di meno nel mondo.

La prima cosa da riformare in Europa?

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Primo: il ruolo del Consiglio dei ministri e il diritto di veto che esiste al suo interno. Il potere del Consiglio va ridotto drasticamente, e il diritto di veto a�� mortifero per qualsiasi istituzione- va tolto di mezzo perchA�impedisce alla��Unione di decidere, di programmare azioni di lungo periodo, dunque di esistere.

Secondo: il Piano Marshall per la��Unione cui accennavo sopra. La possibilitA� per i popoli di farsi sentire in questi campo ca��A?: fra poco tempo partirA� una��iniziativa dei cittadini europei A� Pills http://www.newdeal4europe.eu/index.php?la��A�a�� ICE), predisposta dai movimenti federalisti e da numerose associazioni della societA� civile, che basandosi su un diritto codificato dal trattato di Lisbona (articolo 11) raccoglierA� le firme in tutta Europa perchA� la��Unione lanci unA�A�Piano Straordinario per lo Sviluppo sostenibile e per la��OccupazioneA�, da finanziare con la tassa sulle transazioni finanziarie, la tassa sulla��emissione di carbonio e le risorse della Banca europea di investimenti.

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Cosa cambierebbe nel futuro dei giovani europei sostenendo Tsipras?

Qualcosa si muoverebbe. Solo il fatto che una��alternativa sia possibile, alle condotte sin qui seguite dai governi europei, A? segno di cambiamento. Finirebbe la��incubo del A�non ca��A? alternativaA� allo stato presente. Una presenza forte di chi la pensa come Tsipras, nel Parlamento europeo che nascerA� dalle urne nel maggio prossimo, potrebbe impedire la��ennesima Grande Coalizione fra socialisti e Popolari europei. UnaA�Grosse KoalitionA�che ha trasformato il Parlamento europeo in un organo debole, corrivo verso gli stati piA? potenti, intimidito. Basti ricordare che una protesta contro laA�troikaA�e le sue pratiche (la��organismo che ha controllato direttamente i conti in quattro Stati della��eurozona, composto da Commissione, Banca centrale europea, Fondo Monetario) siA� A? fatta viva solo questo 13 marzo, con due risoluzioni, a pochi mesi dalle elezioni. Meglio tardi che mai, ma quanto tardi e con quante remore!

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